Da un po' di giorni, ovunque, o almeno ovunque a Roma, trovo in giro questo manifesto,

senza dubbio un grande esempio di comunicazione partito-masse. Capite, io ho cercato di desistere dal pubblicarlo, ma poi alla fine sono caduta. Un messaggio così forte, da un uomo che io continuo a cercare di comprendere (memore del mio infantile amore per quel capello già a suo tempo brizzolato, e per quello sguardo da cagnolino bastonato), secondo me, non deve andare perduto. Il Papa-boy per eccellenza ha parlato, e come tale deve essere ascoltato. Me lo immagino mentre discute con il grafico sul taglio da dare all'occhio della colomba. "Si, bravo, fai un bel pallino, non deve sembrare triste, che sennò poi i bambini quando la vedono scoppiano a piangere, i genitori si innervosiscono, litigano, divorziano, vittime del trauma poi quegli stessi bambini mi diventano gay e nel 2020 più nessuno al Family Day. Ma come sono simpatico, ho fatto pure la rima". Ah! Fortuna che c'è Pierferdy, lui, che è sempre così avanti. D'altrocanto sugli schermi di autobus e metropolitana, vengono proiettati:
Questa mattina leggevo su questo blog circa l'ultima trovata dell' Unità per farsi pubblicità.

Allora, se a me fanno arrabbiare più i compagni (amici, fratelli, cugini o cognati, qualunque sia il modo in cui vogliono sentirsi chiamare) che Roberto Calderoli, un motivo ci sarà, no? Ma Anna Tatangelo non ci ha insegnato proprio niente? Concita, visto che te la sei persa, la rimando, per favore, questa volta prendi appunti.
Che non si dica che io sia una persona superficiale, che non si dica che passi il mio tempo pensando a quale nuova cavolata dire, che non si dica che non mi interessi del mio Paese, che non si dica che scriva delle frasi con troppi che in mezzo.
Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950