Non so chi sia 'sta tipa in America (perché è in America mi sa che ci troviamo), ma è fantastica, ne voglio una riproduzione stile matrioska da mettere nella mia libreria.
Memore del fascino che Cambridge aveva a suo tempo esercitato su di me, ieri pomeriggio decido di andare a fare una visitina ad Oxford. Fiorde di intellettuali che discutono circa i massimi sistemi, futuri politici che sorseggiando una birra cercano di capire come trovare una soluzione al riscaldamento globale, Tom Yorke che ne va in giro in centro con i figli, questa è la paradisiaca situazione che brancola nel mio immaginario prima di arrivare. Che lo dico a fare, quella che i miei occhi vedono è una città totalmente diversa. Se Londra è piena di italiani, Oxford ne è infestata in maniera irremediabile. Ad un certo punto, ad un incrocio, tra una suonata di clacson ed una sgommata, emerge da un finestrino completamente tirato giù addirittura questa canzone sparata a tutto volume: (vabbè, non riesco a scaricarla, non posso metterla, direi che ho aspettato abbastanza, comunque è il remix super coatto che tal dj Prezioso fece qualche estate fa della canzone di Battiato Voglio vederti danzare). Beh, è la disperazione.
Oxford secondo me, non solo è infestata da turisti e burini che non basterebbero tutte le "b" del mondo come rafforzativo per rendere l'idea, ma non è nemmeno poi così bella esteticamente. Ohi, non voglio dire che sia brutta, solo che magari mi aspettavo un po' di più. E poi, ultimo appunto: come diamine si fa a chiudere i negozi alle sei di pomeriggio pure il fine-settimana?
L’altro ieri, munita di macchinetta fotografica e di un bisogno sconfinato di ritrovare un po’ di silenzio lontana dal caos a tratti insopportabile di Londra, ho fatto il mio primo viaggio fuoriporta in terra anglosassone; destinazione: Cambridge.
Premesso che la città è minuscola, le dodici ore che ci ho passato, rigirandola almeno per tre volte, sono state sufficienti per rivelare a me una grande verità: io sono una secchiona mancata. Questa è, ahimé, la verità, io sono nerd, sono geek nell’animo. Per quale diavolo di motivo sto lavorando in una caffetteria? Per quale diavolo di motivo ci ho messo così tanto a finire l’università? Lontana dal look modaiolo della capitale, mi sono ritrovata circondata da sfigati che, immersi nel verde, se ne vanno in giro in bicicletta vestiti in jeans e con la giacca stropicciata. In un attimo mi sono trovata circondata da fratelli che nel loro lettore mp3 ascoltano probabilmente Alena Diane piuttosto che gli U2, che nella libreria tengono Ali Smith a distanza di sicurezza da Dan Brown e che al Gin-Tonic preferiscono la birra. GGiovani che guardate i film in lingua originale con i sottotitoli accorrete a me! Ecco, sento il bisogno di farmi delle domande, io che sono di una natura un po’ sfortunata perché non mi è mai piaciuto studiare? Avrei trovato dei simili ad accogliermi. E vabbè. Piccolo appunto, se gli inglesi non sono, e me ne dispiace un po’ dire a ragione, famosi per la loro bellezza, gli studenti cambridgesi devo ammettere che non sono niente male (e qui chiudo la parentesi).
Aggiungerò solo un paio di foto.
Si, giusto per giustificare ai vostri occhi il mio nuovo motto: “sfigato è bello”.
Se sei uno sfigato potresti ritrovarti a vivere in un collegio che contiene nel suo parco delle cose così:
Se sei uno sfigato potresti alzarti la mattina per trascorrere le tue giornate di studio in colleges così: