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per il mio ggiovine sguardo
mercoledì, 24 settembre 2008

Impegno

Che non si dica che io sia una persona superficiale, che non si dica che passi il mio tempo pensando a quale nuova cavolata dire, che non si dica che non mi interessi del mio Paese, che non si dica che scriva delle frasi con troppi che in mezzo.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l'operazione. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito.

postato da: monchi alle ore 22:33 | link | commenti | commenti
categorie: roba seria
martedì, 23 settembre 2008

Rivelazioni

Dopo l'Hare Krishna che, con i suoi capelli rasati e la treccina, mi si avvicina dalle parti di Carnaby Street per chiedermi: -Tu pensi di essere una una brava persona?-, domenica ho avuto un incontro ravvicinato con una signora versione "Patti Smith che si lava i capelli" che a Tralfalgar Square ha deciso che voleva assolutamente sapere tutto sulle mie convinzioni religiose. Dico io, che approccio è, avvicinarsi a qualcuno che sta tranquillamente su un muretto cercando il telefonino nello zaino, chiedergli: -posso farti una domanda?- e, quando ormai l'ignaro interlocutore pensa -povera vecchina, si sarà persa, aiutiamola-, fargli a freddo una domanda da un milione di dollari come: -tu credi in Dio?-. Vabbè, avesse almeno cercato di convincermi su qualcosa, o di vendermi un libro come aveva fatto l'Hare Krishna, invece niente, dopo dieci minuti di discussione, mi liquida su due piedi così: -comunque pensi che l'amore tra le persone sia importante, giusto? Ok, grazie per la chiacchierata, ci vediamo-.

In ogni caso, comprare il primo cd de The Kills si è rivelato un acquisto azzeccatissimo.

postato da: monchi alle ore 11:25 | link | commenti | commenti
categorie: londra
giovedì, 18 settembre 2008

Ah! Ah! Ah! (ma che titolo intelligente)

Non so chi sia 'sta tipa in America (perché è in America mi sa che ci troviamo), ma è fantastica, ne voglio una riproduzione stile matrioska da mettere nella mia libreria.

postato da: monchi alle ore 18:22 | link | commenti | commenti
categorie: grasse risate, english for dummies
martedì, 16 settembre 2008

Paisà

Ma io lo sapevo che in lei c'era qualcosa che non andava, dico io, vai a fare le olimpiadi in Cina (e questo va pure benissimo) e con tutte le polemiche che puoi innescare te ne vai a parlare della detassazione delle medaglie, citi Ramazzotti dopo la vittoria, adesso andiamo pure a regalare fioretti autografati all'incarnazione del Male? Ma diamine! un po' di dignità. Certo, stringergli la mano, accennare anche un sorriso, magari pure sincero, un po' d'affetto non lo si nega a nessuno, ma questa refenzialità, proprio no. E pensare che ho pure pianto quando ho visto l'ultima stoccata alle finale delle Olimpiadi (vabbè, che detto da una che si commuove pure quando guarda i Simpson non è che abbia una grande valenza) e il giorno dopo sono corsa a comprare La Repubblica per mostrare a tutti i miei colleghi, a cui non poteva fregar di meno, quanto era brava la mia concittadina (e mi sa che poi sul bus mentre leggevo l'articolo ho pianto addirittura un'altra volta, ma forse era per la medaglia di judo femminile, non me lo ricordo). Comunque, faccio mea culpa, ognuno è libero di avere le sue convizioni politiche e i suoi propri gusti, e io sono una brutta persona che giudica le persone attraverso stereotipi che non valgono niente; anche se qui, però, si tratta più di distinguere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato... e diciamolo una volta per tutte: comprare i cd di Ramazzotti è sbagliato!

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In fondo poi a me, non è che me ne freghi tanto, io son sempre stata del partito della Trillini (il suo ritiro sì che merita le mie lacrime).

postato da: monchi alle ore 19:48 | link | commenti | commenti
categorie: ma anche no
domenica, 14 settembre 2008

E che hai studiato ad Oxford?

Memore del fascino che Cambridge aveva a suo tempo esercitato su di me, ieri pomeriggio decido di andare a fare una visitina ad Oxford. Fiorde di intellettuali che discutono circa i massimi sistemi, futuri politici che sorseggiando una birra cercano di capire come trovare una soluzione al riscaldamento globale, Tom Yorke che ne va in giro in centro con i figli, questa è la paradisiaca situazione che brancola nel mio immaginario prima di arrivare. Che lo dico a fare, quella che i miei occhi vedono è una città totalmente diversa. Se Londra è piena di italiani, Oxford ne è infestata in maniera irremediabile. Ad un certo punto, ad un incrocio, tra una suonata di clacson ed una sgommata, emerge da un finestrino completamente tirato giù addirittura questa canzone sparata a tutto volume: (vabbè, non riesco a scaricarla, non posso metterla, direi che ho aspettato abbastanza, comunque è il remix super coatto che tal dj Prezioso fece qualche estate fa della canzone di Battiato Voglio vederti danzare). Beh, è la disperazione.

Oxford secondo me, non solo è infestata da turisti e burini che non basterebbero tutte le "b" del mondo come rafforzativo per rendere l'idea, ma non è nemmeno poi così bella esteticamente. Ohi, non voglio dire che sia brutta, solo che magari mi aspettavo un po' di più. E poi, ultimo appunto: come diamine si fa a chiudere i negozi alle sei di pomeriggio pure il fine-settimana?

postato da: monchi alle ore 23:33 | link | commenti | commenti
categorie: english for dummies
sabato, 13 settembre 2008

Il rischio è il mio mestiere

Ebbene si, la malavita ha deciso che il posto dove lavoro è un buon posto per esercitare i suoi loschi traffici. Questo pomeriggio, verso le sei, il mio boss mi chiama in ufficio e mi dice: "Hai visto quei due? Sono qua da più di quattro ore, non consumano praticamente nulla, non si parlano e ogni tanto se ne vanno fuori per incontrare qualcuno". Nemmeno a dirlo, li guardo, e nei loro volti vedo il vuoto, il nulla, il buio primordiale, della serie 'sti tipi proprio mai visti prima, ma si sa che che la mia capacità di riconoscere le persone è pari al sottozero e che il mio spirito di osservazione non potrebbe essere resuscitato nemmeno con una seduta spiritica. Comunque, anniento a sprangate la mia parte razionale che sta urlando "ma che stai a di'! che te sei bevuto il cervello?", annuisco e prometto di tenerli sott' occhio; poi... incredibile! probabilmente qualcosa che non va c' è sul serio. La tipa, che tra virgolette ha una faccia così impiastricciata di trucco che sembra Moira Orfei quando va in discoteca per rimorchiare, effettivamente ogni tanto si alza distintamente dal tavolino che occupa insieme ad un altro gentil signore, e si va a sedere in un altro, ogni volta occupato da un diverso simpatico maschione. Ovviamente io colgo l'occasione al balzo per prendere un altro turno (si vabbè, lo so, l'ho fatto per i soldi) ed arrivare così alla chiusura e vedere cosa succede: sparatorie, polizia, giornali scandalistici e di cronaca che scelgono me come unica testimone dell'accaduto "Ah! vi prego, fatemi indossare i miei ray ban, i vostri flash mi accecano, ed ora basta per piacere che per oggi sono esausta", questo è ciò che mi aspetto. Naturalmente nulla succede, i due se ne vanno, nessun figuro sospetto entra più nel locale ed io rimango con niente di interessante da raccontare in giro.

postato da: monchi alle ore 02:44 | link | commenti | commenti
categorie: londra, vivere pericolosamente
martedì, 09 settembre 2008

Fede

Dopo la perdita di Dio e  l' uscita nei negozi di "Infinito" (i fan dei Litfiba sanno del tipo di dolore di cui sto parlando), avrei dovuto aver capito che la fiducia la si dovrebbe nutrire solo per il proprio canarino... perché è in gabbia. Ah! e invece un altro tradimento, Vladimir, ti prego non andare, non abbandonarci, torna a Porta a Porta.

postato da: monchi alle ore 22:59 | link | commenti | commenti
categorie: immani dolori
lunedì, 08 settembre 2008

A parte la banda...

'Sti francesi...

 

postato da: monchi alle ore 20:25 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: de tutto e de niente

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Utente: monchi
Sono Mònchi. E questo, ahimé, è tutto.

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