Gli europei altri da noi appaiono così: cortesi, gentili, educati, ordinati, ligi ad ogni regola, leali, onesti, impegnati, puliti... ma io per fortuna tra qualche ora prendo lo aereo per l' Italia...
Qui, nella terra dove hanno vissuto Shakespeare e Amy Winehouse, T. S. Eliot e le Spice Girls, c' è un solo lavoro che si può ritenere ancora peggiore dell' uomo-cartello, dell' uomo-vetrina (ebbene si, da selfridges ho visto pure dei manichini umani) o del commesso di fast food: il ragazzo-chiedi-soldi per sostenere bambiniincinabambiniinmaroccobambiniiniraqragazzemadriadulticonlabbroleporino... Sono in ogni angolo del centro, si muovono in blocco, in gruppi formati da almeno due persone, li puoi distinguere dal bell' aspetto, dal sorriso stampato in faccia e dalle magliette che mai, e dico mai, sono della giusta taglia. Appena li noti devi cambiare strada, se proprio non ce la fai e devi per forza passare di lì, l' unica soluzione per cercare di farla franca è alzare il lettore mp3 a tutto volume e cercare di fissare un punto fisso davanti a te in modo da vedere tutto il resto sfocato. Questo non li farà desistere dalla loro missione, ma tu potrai almeno continuare per la tua strada con la coscienza a posto: mica è colpa tua, tu non hai visto né sentito nessuno. Se qualcosa va storto e sei costretto a fermarti, l' ultima raccomandazione è di fingere di non capire assolutamente una parola d' inglese e biascicare qualcosa tipo "Ai emme on olidey, sorrrrri, ai donte spik inglish". Per mettere in atto questo piano, una sola raccomandazione: non guardarli mai negli occhi, potrebbero muoverti a compassione e potresti ritrovarti in un attimo a dare i dati della tua carta di credito ad un perfetto sconosciuto. Comunque, tutto questo preambolo per raccontare una scena a cui ho assistito oggi a Leicester Square. Leggete ed imparate, casomai i consigli dati da me non funzionassero. La solita sanguisuga-intervistatrice con la sua gonnellina a pieghe verde si butta su un qualunque passante: "Ciao, come stai? Posso farti qualche domanda?", risposta: "Qualcuno sta parlando con me? Dove sei? Dove?" e si comincia a guardare intorno, lei, un po' sconsolata: "Ma come, sono qui!" lui: "Dove? Io non vedo nessuno... eppure mi era sembrato di sentire una voce..." e se ne va sorridendo come se niente fosse. La ggiovane, dopo un attimo di abbattimento lungo più o meno tre millesimi di secondo si fionda contro qualcun altro come se niente fosse. Io invece me ne sto lì, come un' idiota, a pensare: "Quest' uomo è un genio, la prossima volta devo assolutamente fare come lui"... peccato che non ne troverò mai il coraggio, troppa è la tenerezza che infondono in me questi esseri indifesi, colpevoli solo, in fondo, di dover fare un lavoro orribile.
Sto impazzendo. Ho trovato questo video (qualità un po' scadente, ma emozioni a non finire):
Dico io: vogliamo un tour! e ne vogliamo uno vero, uno che sia internazionale! con i R.E.M. come gruppo spalla e le groupies che abbattono a colpi di trecce le bodyguards per salire sul palco! Ma si può fare una reunion proprio ora che io sono lontana dal Belpaese? Sono sconsolata e senza parole. E inoltre... Mirko... io te lo devo dire, senza il ciuffo rosso, dirti che sei la brutta copia di Simon Le Bon (adesso, con gli 83 chili che gli pesano addosso) è farti un favore. Se non lo avessi letto io mica avrei pensato ad una grande rimpatriata stile Bruce Springsteen e la E-Street band, al massimo avrei pensato ad un simpatico gruppetto di provincia con un repertorio particolarmente raffinato. Vabbè, aspetto di venirvi a vedere a qualche megafestival (chessò, magari alla Festa dell' uva a Cupramontana), sappiatelo, io sarò quella che lancerà l' orsacchiotto rosa con la scritta: Cristina D' Avena non deve morire!